Abbiamo conosciuto Claudia grazie a Danilo Cortellini, chef dell’ambasciata italiana a Londra durante un servizio al TG 2 Costume e Società il 29 Novembre – qua dal minuto 7:12. Da subito ci è sembrata una donna che sapeva il fatto suo. Molte persone che hanno lasciato l’Italia per lavoro si possono identificare in Claudia.

Dopo aver lavorato diversi anni come giornalista free-lance, Claudia, lascia la sua Foligno per andare a Londra. Ha pelato patate e cipolle, ha imparato moltissimo da Gary Lee, chef del The Ivy (tra i primi trenta ristoranti nel mondo). La mancanza della propria terra l’ha fatta tornare in Italia per restare, ha mandato più di 800 curriculum in pochi mesi ma quello che ha ottenuto sono stati solo “una donna a capo di una cucina, strano” e “ormai è tardi”.

Allora è tornata in UK, ha ricominciato a lavorare in cucina, ora è sous chef al private members club di Wimbledon, quello dove pranzano i membri della casa reale oltre ai campioni durante il torneo di tennis. Un pomeriggio, spinta dagli amici ha mandato la sua candidatura a MasterChef.

Grande successo tra i giudici ha avuto il suo piatto del piccione ripieno: «L’ho dedicato alla mia Foligno. E le rape colorate, sono state un omaggio alla piana di Castelluccio».

L’abbiamo contattata via email per sapere qualcosa di più sulla sua storia, ed è stata da subito molto disponibile e gentile.

Claudia Piatto

Cosa ti ha spinto ad abbandonare l’Italia per il Regno Unito?

Una serie di vicende lavorative, e private. Principalmente ero stanca di contratti a termine di due mesi e articoli pagati 5 euro. Vivere a 39 anni sempre con un punto interrogativo di

come sarà il tuo futuro.

Così ho preso una valigia per un’esperienza che doveva durare solo 3 mesi, invece dura ancora: sono 7 anni. Sono rimasta così tanto perché qui ho trovato un Paese che premia la meritocrazia senza preoccuparsi da dove vieni e che esperienza hai. Sono entrata in una cucina per scherzo e adesso mi ritrovo con una buona carriera tra le mani.

Secondo te, perché noi italiani pensiamo che in tutto il mondo siamo i migliori a cucinare?

Ci vorrebbe un libro per spiegarlo. Perché è vero. Noi italiani lo siamo. Ma ci manca un passo per essere imbattibili: l’organizzazione rigorosa inglese e la fantasia degli impiatti alla francese. Ogni regione ha tesori di cucina tradizionale immensi, preziosi chiamiamoli doni di Dio. Perché noi abbiamo la tradizione della terra e delle nostre regioni, la cucina della mamma, l’unicità dei piatti di nonna, che faceva tutto ad occhio e tanto anche se ci provi mille volte non ti verrà mai come lo faceva lei. Purtroppo siamo presuntuosi; per fare un paragone è come dire Roma Caput Mundi, che è vero, ma poi buttiamo le carte in terra e non preserviamo la Nostra storia e le nostre radici.

Claudia Di Meo MasterChef (2)Come ti hanno convinta i tuoi amici a partecipare a MasterChef: The Professionals?

È stato un lavoro che hanno cominciato più di un anno fa. Io glissavo e ogni tanto una battuta messa lì. Nei mesi di febbraio e marzo dopo un breve periodo trascorso in Italia sono rientrata a Londra ospite a casa loro. Era diventato una specie di incubo tutte le sere e tutti i giorni con sta storia di Masterchef. Mi sono iscritta perché così, ho pensato, la smettono.

Qual’e stata la sfida più difficile, anche al di fuori di Mastechef, che hai dovuto superare?

MasterChef è certamente a livello emotivo una sfida enorme, ma allo stesso tempo una grande immensa esperienza, senza la quale oggi, forse non avrei capito tante cose. Tuttavia le sfide della vita sono sempre tante, ad ogni età ci viene messo di fronte un ostacolo da superare e sta a noi provare a superarlo o tornare indietro. Credo che la sfida più grande sia quella con se stessi, rompere i limiti, superare le paure, arrivare a fare quello che si ritiene impossibile e alla fine farcela.

Quanto ti manca cucinare i prodotti tipici della cucina umbra e italiana?

Tantissimo. Soprattutto i prodotti della mia terra. L’Umbria è un gioiello nascosto in un’Italia che va di fretta, noi ci godiamo la vita, il momento, la cena con gli amici. Ogni piatto che mangiamo o cuciniamo rispecchia la nostra identità, siamo un popolo forte nelle radici. La gente è impazzita a Foligno quando hanno visto che ho cucinato il piccione. Perché quello è Foligno e la sua identità.

Ultima domanda. Progetti per il futuro?

Se trovassi un investitore disposto a credere in me e lasciarmi carta bianca aprirei un piccolo agriturismo in Umbria con annesso un piccolo ristorante 15 coperti massimo. Ma solo cucina della tradizione, rivisitate in chiave moderna per dare lustro agli anni che stiamo vivendo.