Oggi scambiamo due chiacchiere con Luca Manfè, vincitore della 4 stagione di Masterchef US su FOX. Un italiano che ha lasciato il suo paese, Aviano (PN), appena ventenne e si è recato negli Stati Uniti per seguire il sogno americano. E’ cresciuto nel settore della ristorazione lavorando in Italia, Australia, Florida e New York. Ha avuto il privilegio di lavorare con grandi Chef, sperimentando ingredienti e tecniche di cucine diverse; dal giapponese al francese, al moderno americano e, naturalmente, all’italiano.

Durante il programma MasterChef, si e distinto per la sua personalità e ha avuto l’umiltà di fare un passo indietro e di perfezionare la sua preparazione tecnica in cucina.

Ti capita di ripensare a quanta soddisfazione c’è per un italiano vincere MasterChef negli Stati Uniti, il paese dove i sogni diventano realtà?

Ci pensavo di più appena era successo. Bella realtà! Poi dopo un po’ l’entusiasmo si affievolisce, ma di sicuro rimane motivo di grande orgoglio e lo vedo anche da tutti i messaggi che mi arrivano ancora adesso, da molte persone che magari si guardano le repliche. Ho sempre ricevuto tanto affetto.

Consigliamo di seguire le tue lezioni su CRAFTSY e di comprare il libro di ricette My Italian Kitchen, per trovare utili consigli e ottime ricette, ma vorremmo strapparti almeno il segreto del frico perfetto, piatto della tua tua terra d’origine che hai portato alla finale di MasterChef.

Il frico perfetto è quello che non bruci la crosta neanche un pochino, se no ti viene giusto quella punta amarognola.
Io noto differenza se appassisco le cipolle con il burro invece che l’olio di oliva, vengono molto meglio con il burro. E poi bisogna farle andare piano piano che si addolciscono un po. Usare patate vecchie, le novelle hanno meno amido. E formadi di chel bon! (E del formaggio buono!)

Forse una domanda fatta e rifatta. Cosa consiglieresti a un ragazzo che si vuole avvicinare al mondo della cucina?

Che ci vuole passione. È un mestiere da scegliere se si ha voglia di imparare e migliorare. C’è una forma di godimento nel mettere nel piatto un qualcosa di delizioso per far felice chi lo mangia. È un lavoro duro e pieno di sacrificio, dove si sta in piedi tante ore e si lavora durante le feste, ma senz’altro può essere gratificante. C’è da fare la gavetta, ma se hai talento i risultati prima o poi arriveranno.
Poi un altro consiglio secondo me molto importante è capire che la ristorazione non è solo cucinare e mandare avanti la cucina. Per essere un cuoco completo è anche importante conoscere i vini, le regole di servizio e soprattutto l’economia di un ristorante e come far andare avanti il ristorante come azienda tenendo sotto controlli costi e spese.

Hai avuto modo, tra i vari impegni, di seguire MasterChef italia in questi anni? Che idea ti sei fatto?

Lo vedo ogni tanto su youtube, ma non lo seguo molto. Non seguo neanche quello Americano ormai.

In Italia abbiamo avuto modo di conoscere più Joe Bastianich (che ha scelto anche il Friuli per i suoi vigneti) e Gordon Ramsay piuttosto che Graham Elliot, pensi che qua vengano “visti” in modo diverso rispetto agli States?

Mah, sicuramente quando sei doppiato non sempre si ha la giusta percezione della reale personalità di un personaggio. Molte persone hanno commentato come Graham fosse pignolo, invece era il più sciolto di tutti. Gordon Ramsey è Gordon Ramsey. Invece Joe è sempre un figo sia in inglese che in italiano, ma secondo me in italiano è molto più personaggio e mi fa molto di più sbaccanare. Anche nella mia edizione comunque i monologhi che hanno fatto la storia sono tutti di Joe.

Ultima curiosità. E’ migliorato il tuo rapporto con i tacchini?

Simpatico. Io ed i tacchini andiamo d’amore e d’accordo. Il giorno del Thanksgiving adesso lo cucino sempre, e dopo anni di tacchini arrosto al forno asciutti, devo dire che ho migliorato molto.

Ringraziamo di cuore Luca per la sua disponibilità, e gli facciamo un grosso “in bocca al lupo” per tutti i suoi progetti futuri, speriamo di incontrarlo quando rientra in Italia!